Le scuderie della villa

In questo fabbricato si è cercato di riunire tutto quanto si può desiderare in fatto di comodità e salubrità.

Pavimenti sani e non sdrucciolevoli […] divisioni in ferro e legname facilmente riparabili, coperture delle murature sui fianchi delle poste e dei box con tavelle di porcellana a colori, mangiatoie in ghisa smaltata […] griglie scorrevoli apribili dal basso con meccanismi in ferro e serramento a vetro a ribalta pure apribile dal basso con congegni speciali.

Tratto da L’Edilizia Moderna, anno VII fascicolo III, Milano, marzo-aprile 1898

Il Marchese Emanuele d’Adda (1847-1911) fu esponente attivo della vita militare, politica e sociale durante il Regno d’Italia.

Simpatizzante della politica di Depretis, Emanuele venne eletto deputato nel 1882 e riconfermato per due mandati successivi; venne nominato senatore da Giovanni Giolitti nel 1892, manifestando una particolare attenzione alle tematiche sociali ed alle condizioni di vita nelle campagne lombarde, colpite, in quel periodo, dalla grave crisi agraria.

Si contraddistinse anche nella politica locale, ricoprendo il ruolo di Consigliere comunale di Arcore (1868), Consigliere provinciale di Milano per il mandamento di Monza II (dal 1895 al 1905) e Presidente della Cooperativa “per l’assicurazione d’indennità, malattie e pensioni per l’inabilità al lavoro”, istituita nel 1893.

Emanuele, ereditata la proprietà arcorese dal padre Giovanni (1808-1859), avviò alcuni importanti interventi di ampliamento della villa, del parco e delle pertinenze a partire agli anni ’80 dell’Ottocento. Un duplice intento quello del Marchese d’Adda: rinnovare la sua residenza «per dotarla delle comodità richieste dalle nuove esigenze», ma anche «per dar lavoro… ai coloni e al paese, in un epoca in cui scarseggiava la richiesta di mano d’opera».

Le “nuove esigenze” coincidevano con le numerose visite della nobiltà milanese nella villa di Arcore, poiché «era l’epoca in cui il re Umberto I e la regina Margherita trascorrevano volentieri diversi mesiall’anno nella superba villa di Monza; e poi d’autunno specialmente vi tenevano, una o due volte alla settimana, inviti e riunioni della principale nobiltà dei dintorni. Spesso, dopo tali convegni, il Marchese D’Adda invitava parenti ed amici a pranzo nella sua non lontana villeggiatura di Arcore».

Tra gli interventi, si rese dunque necessario realizzare una nuova scuderia atta ad accogliere gli equipaggi degli ospiti, in sostituzione di quella esistente, demolita nel 1894 -1895, poichè ritenuta troppo prossima alla villa e non sufficientemente capiente.      

I lavori vennero affidati all’architetto Emilio Alemagna (1833-1910).

Una scuderia significativamente diversa, sia per stile, ma soprattutto per dimensioni (oltre 1000 mq), se confrontata con quelle di altre ville gentilizie lombarde.

Sedici poste e due box, due grandi rimesse, una selleria, un locale per il lavoro, una locale con camino per i cocchieri ed un magazzino costituivano gli ambienti di piano terra, che si disponevano attorno al cortile centrale, sovrastato da un ampio lucernario in ferro e vetro appoggiato su quattro colonne in ghisa site negli angoli.

Le abitazioni dei cocchieri ed addetti, due grandi fienili facilmente caricabili di fieno e paglia e la stanza del custode erano invece ubicate a piano primo.

Nell’intervento arcorese, conclusosi nel 1896, si riconosce lo stile dell’Alemagna, votato al buongusto nelle forme e avanzato negli aspetti tecnici.

Una realizzazione anzitutto funzionale, attenta agli aspetti dell’igiene e della salubrità, ed al contempo esteticamente gradevole, secondo quei dettami che hanno caratterizzato la figura del committente Emanuele d’Adda. Lo dimostrano la scelta di adottare le canne di caduta del fieno dal piano primo al piano terra in modo da evitare la dispersione di polveri negli ambienti di servizio, i camini di sfiato dei gas prodotti dalla fermentazione dei raccolti stipati nel fienile, le forme e le dimensioni delle mangiatoie, gli abbeveratoi e i meccanismi di chiusura degli stalli, il pozzo interno con acqua potabile, il serbatoio dotato di soffione per il lavaggio delle carrozze. Ad ulteriore conferma di uno stile raffinato, il prospetto principale, caratterizzato da un ampio portale d’ingresso, affiancato da eleganti lesene e ripartito con un doppio ordine di finestre, con cornici in pietra di Carona rimarcate da modanature bianche in intonaco a rilievo.

I recenti interventi di restauro conservativo hanno riportato alla luce, in tutta la sua bellezza, questa importante testimonianza storica di fine Ottocento.


1 – E.O. Radaelli, Le Scuderie di Villa Borromeo d’Adda di Arcore, in Il Re in carrozza. Società e costume in età umbertina alle Scuderie di Villa Borromeo d’Adda, Arcore, 2016

2- Luisa Dodi, La Storia di Arcore fra amene ville, signorili giardini, vita contadina e mondo dell’industria, Cinisello Balsamo, 1996

3- Mario Rosa, I Marchesi d’Adda e la villa d’Arcore (Brianza), Milano, 1940

4- Beatrice Crippa, Antonella Sala, La nobile casata d’Adda, in Gianna A. Mina (a cura di), I fratelli Vela e la committenza d’Adda, Saggio sulla Scultura n. 4, Berna, Ufficio federale della cultura, 2014